Il
pensiero sprofonda ancora in quell'azzurro terso e nitido al quale si
protendono le nude rocce dolomitiche. Rocce eterne.
Maestose nelle
altezze. Si impennano e si stagliano con i loro profili aspri contro
un cielo vicinissimo. E in quello scenario mozzafiato rimane impresso
il senso di scoperta, allegria e amicizia che abbiamo condiviso con
gli Alpini di Corvara. Non solo dei professionisti della montagna, ma
persone di grandissima umanità con cui abbiamo vissuto momenti
di svago, di riflessione e di amicizia autentica. Presenze vigili e
attente durante le escursioni, sostegno fermo e rassicurante durante
le attività più difficoltose (per alcuni mai
sperimentate prima) come la palestra
di roccia, compagni arguti e
divertenti durante i momenti conviviali. Questo spazio vuole essere
un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno permesso di vivere
questa esperienza straordinaria. La grande disponibilità con
cui il maresciallo Bocconcello ci ha accolto nella base logistica
“Medaglia d' Oro Ferruccio Tempesti” ci ha permesso di
condividere momenti della vita quotidiana interna degli Alpini come
quello dell'alzabandiera che si riveste di un alto valore simbolico.
Vivendo accanto a questi ragazzi si
percepisce il senso dello spirito
di gruppo, della disciplina, e della collaborazione che vengono a
consolidarsi nei reparti. Ringraziamo con gratitudine gli ufficiali
degli Alpini ten. Col. Milko Colosi e cap. Massimiliano Ferraresi e
gli alpieri Vincenzo e Alfonso per la professionalità con cui
ci hanno accompagnato, talvolta quasi fisicamente, in un
avvicinamento alla montagna. Li ringraziamo per la cura con cui ci
hanno guidato e
seguito. Oltre all'amore per
le Alpi, la fede nelle
istituzioni e nello Stato, la devozione per Cristo e la Santa Madre
Maria come riporta la preghiera dell'Alpino, ci hanno offerto una
testimoniananza di amicizia che travalica ogni ruolo professionale.
Ci hanno donato la possibilità di comprendere il significato
del loro essere Alpini, gli ideali per cui vivono e in nome dei quali
si espongono a rischi continui. È stato incisivo l'incontro
con il Col. Alfredo Massimo De Fonzo (ITALFOR XVI) che ha riportato
testimonianze dirette della Missione Italiana in Afghanistan dello
scorso anno descrivendo la comp
lessa realtà che attanaglia
quel paese. La relazione di carattere storico, ad opera del Col.
Maurizio Ruffo tenuta nello suggestivo scenario
della vetta del
Lagazuoi ha dato voce agli eventi che 90 anni fa si svolsero proprio
su quelle cime. Si possono ancora scorgere facilmente le trincee e le
fortificazioni completamente ripristinate. È possibile
entrarvi dentro. È sconvolgente ripercorrere quei camminamenti
e rientrare nei pertugi scalpellati direttamente nel sasso. È la
memoria, personale e collettiva, che crea l’identità di
ognuno di noi. Ancora oggi le tracce di un passato non poi così
lontano sono presenze parlanti nella cornice di una natura alpina
incontaminata. La nostra storia nazionale si è avvalsa dello
straordinario contributo degli Alpini, ma anche oggi il loro lavoro è
una realtà assolutamente significativa e purtroppo spesso
sconosciuta dall’opinione pubblica. Siamo grati ai nostri Alpini
poiché ci hanno aiutato a comprendere meglio noi stessi e ad
amare di più il nostro paese. Il motto sull'etichetta di una
bottiglia di vino che il colonnello De Fonzo ci ha regalato e che
abbiamo gustato insieme dà voce al significato della loro
presenza: “Nec
videar dum sim”-
“Non
per sembrare, ma per essere”. Grazie per quello che siete.
Silvia Veneti